MotoGP. Lorenzo, i perché di una crisi
ASSEN - Sulla crisi di Jorge Lorenzo si è detto di tutto: soffre Marc Marquez, non si aspettava la competitività di Valentino Rossi, non digerisce il motore e le gomme 2014 e così via. Tutto vero, probabilmente: nella mancanza di risultati del campione spagnolo c’è un pezzettino di ciascuna di questi ipotesi. C’è però, qualcosa che si fa fatica a spiegare: perché Lorenzo va spesso fortissimo fino alla domenica mattina per poi faticare allo spegnersi del semaforo rosso? E’ successo anche al Montmelò, dove Jorge, nelle FP4 aveva tenuto un passo da paura, tanto che veniva indicato da tutti i piloti come il principale rivale di Marc Marquez. In gara, però, si è visto solo per tre giri e nello spettacolare soprasso all’esterno alla prima curva: perché? Ecco cosa ha risposto Lorenzo a precisa domanda.
«Rispetto all’anno scorso non riesco più a prendere un buon vantaggio nei primi giri – come per esempio mi è riuscito al Mugello – e quando sono dietro alle Honda devo chiudere molto di più la traiettoria, non posso esprimermi al meglio. Ma la colpa principale è degli pneumatici 2014».
Ma se le gomme non ti piacciono, non riesci a sfruttarle nemmeno in prova, mentre Jorge, come si è visto, è sempre velocissimo nelle FP4, quando molti piloti (lui in particolare) fanno una sorta di simulazione gara.
UN SOLO MODO DI CORRERE
Se si va a rivedere le gare dell’anno scorso, si scopre però qualcosa di interessante: nel 2013, lo spagnolo ha vinto otto gare e sembrava il pilota più completo in assoluto. Jorge aveva trionfato in Qatar, stando al comando dal primo all’ultimo giro, così come in Italia, in Catalunya, a San Marino, e in Giappone. Quindi, in 5 GP su 8, aveva potuto imporre le sue linee, mentre in Australia, Marquez gli era stato davanti dal 10 all’11esimo giro, prima di venire squalificato, a Silverstone aveva lottato (in particolare all’ultimo giro) con Marquez, che però si era lussato una spalla nel warm up e a Valencia, Lorenzo aveva ceduto il comando al rivale solo per un giro, poi Marc, al quale sarebbe bastato un piazzamento mediocre per conquistare il mondiale, aveva preferito rallentare, lasciando via libera al rivale.
Come dire: in quei tre GP, in condizioni “normali”, probabilmente non avrebbe vinto. Insomma, Jorge sembra saper correre in un solo modo, non solo adesso, ma anche l’anno scorso quando era stato protagonista di una stagione eccellente. Adesso che la Honda va fortissimo, il pilota della Yamaha, come ha sottolineato, non riesce più a prendere il largo nei primi giri e appena viene superato va in crisi, incapace di ribattere agli attacchi dei rivali.
Jorge Lorenzo, è bene ribadirlo, rimane un pilota fortissimo e straordinario, ma nel carena contro carena può e deve migliorare. Forse è questo il vero problema del campione della Yamaha.
In effetti
Biaggi un po' meno simpatico lo hanno silurato alla grande e in SBK non è che è entrato dalla porta principale anzi, solo grazie al fatto che comunque è un grand campione è riuscito ad arrivare in Aprilia ufficiale.
La verità è che le moto cambiano in parallelo con i piloti, queste sono le moto per Iannone e Marquez, un po' meno di Lorenzo e Dovizioso e per Rossi ........ tanto grazie alle nuove gomme e al suo appeal e al suo talento a 360°
sbirro
Lorenzo non è certo uno sportellatore, come non lo sono tutti i campioni sia auto che moto da un certo livello in su. E per livello intendo quei pochi che vincono a ripetizione. L'unico che ha vinto molto ed è anche uno a cui piace (piaceva ) la bagarre serrata era proprio ROSSI. E ora Marquez anche se a quest'ultimo vuoi il poco tempo e le poche occasioni glie ne ho viste fare poche.
Lorenzo andava via perchè ultimamente era l'unica possibilità per vincere su Honda.
La stessa cosa la vorrebbe fare ROSSI ma non ci riesce.
Uno a cui veniva meglio e benissimo scappare era proprio Stoner e lo fece anche con Honda. Nessuno s'inventa le fughe solitarie, le fughe solitarie esistono da una vita tanto che una nullità come AGOSTINI era sempre in fuga. O quasi. Diciamo che i campioni tutti non amano stare infangati in mezzo al gruppo, anche perchè quella di togliersi dai guai è la chiave dai vincenti.